lunedì 31 marzo 2014

Madonn sui marciapèe



Ricevo una telefonata da Antonio Colombo, il mio gallerista di Milano: 
AC “ Faccio una cosa in Aprile con Zio Ziegler, vuoi partecipare?”.
IO “Zio Chi?”. 
AC “Dai, Zio Ziegler, è un graffitista bravissimo, molto prolifico, molto fico, molto ricco, molto giovane, molto tutto, vive a San Francisco, ha dipinto gli uffici di Facebook …”
IO “Guarda, non lo conosco e mi sta già sui maroni…” (risate dall’altra parte del telefono da parte di AC).
AC “Su Giacon, fatti venire un’idea, ci sono anche un sacco di altre opere esposte…perché non dipingi anche tu qualcosa? …No una bicicletta no”.
Il giorno dopo mi sveglio con una folgorazione… Madonna e i madonnari! Certo, dopotutto i madonnari sono stati da sempre la nostra vera street art, molto prima che il termine “street art” venisse coniato. Si tratta di un tipo di arte presente in Italia fin dal secolo XVI , ma di cui si hanno documentazioni visive solo dai primi del ‘900 ad oggi (per ovvi motivi). Una forma di arte popolare, e umile. Una forma d’arte effimera, le cui opere sono destinate a sparire pochi giorni dopo l’esecuzione, calpestate dalle persone, lavate dalla pioggia. Il vero antenato della moderna arte di strada. Un atto di fede, e insieme di sfruttamento della devozione popolare, perché di fronte a una immagine sacra disegnata davanti a una chiesa come si fa a negare un’elemosina?
Io disegnerò la mia Madonna in metropolitana, per terra, mentre Ziegler farà il suo mega intervento su 15 metri quadri di parete.
A me, modestamente, basta un po’ meno, userò tre metri x tre, e disegnerò una Madonna con bambino, ecco qui il bozzetto:



La disegnerò su fogli di carta incollati al pavimento. Molti potranno optare che così non è proprio da madonnaro, ma non avevo scelta: i gessetti non attaccano sulle piastrelle della metro. Inoltre vorrei far notare che ormai molti madonnari moderni disegnano su una tela arrotolata che dispiegano città dopo città, finche il lavoro non è finito. Poi chissà che fine fa.
All’inizio mi chiedevo se filologicamente non sarebbe più corretto anche chiedere un offerta, ma l’ho già fatto in passato. 
In effetti in questo momento ho altri problemi meno filologici e più concreti: mi reggerà la schiena? Non l’ho mai fatto prima, verrà fuori una porcheria?
Questo lavoro è anche un omaggio a Jannacci, cantautore che ho sempre amato, e a una sua canzone in particolare, “La ballata del Pittore”. La cantavo con il mio amico Checco, a 17 anni, in fuga da Padova in estate, in autostop…
Per chi non sa il milanese, ecco una traduzione fatta così, su due piedi:

Lui stava sempre in un angolo della strada
e non parlava mai a nessuno
lui pitturava , mattina e sera, madonne sul marciapiede
lui pitturava, mattina e sera, per far qualche soldo

La gente passava e diceva : ma come si fa?
A fare le Madonne così spotacchiate?
Però quando passavano, davano uno sguardo prima di tirare avanti
davano un’occhiata, e poi qualcosa gli davano, gli davano cento lire.

Un giorno che c’era confusione, 
c’era il mercato proprio vicino al suo cantone.
E’ passato un vigile, con gli scarponi, e ha cancellato le madonne,
lui è saltato su che sembrava una biscia, e ha osato dirgli: “Pirlone!”.

Adesso ha cambiato angolo
sta in un angolo di San Vittore
nella sua cella ha disegnato una scena della Crocifissione
Il suo Gesù ha la faccia di un vigile, un viglie con gli scarponi. 

L’ho sempre trovata una canzone bellissima, con un finale feroce. Eh si, lo so, manca il taratarattarattarattariraaaa tipico di Jannacci, ma cercate di immaginarvelo. 
Alla fine del lavoro non so cosa sarà della mia Madonna sul marciapiede, ovvero se sarà strappata, calpestata, apprezzata, disprezzata, e non voglio nemmeno pensarci, la voglio disegnare e basta. 


3 Aprile, da qualche parte della Metropolitana, linea gialla fermata Repubblica, dalle parti del passante ferroviario a Milano, dalle 18 in poi.


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